Fashion

V.Bell Bag: le mani fanno le borse, il cuore le rende uniche

Nelle borse di Valentina Bellotti c’è la sua artigianalità che interpreta l’estro della tua personalità
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Storia di una borsa a secchiello e di una professione divenuta passione

La Nadia Bag nasce da un gioco: dal semplice gesto di piegare gli angoli della clutch, e dal nome della mia bimba che a 2 anni l’ha presa e provata subito

Iniziamo dalla verità schietta: se chiedete a Valentina Bellotti quale sia l’oggetto che meglio rappresenta e racconta il suo mestiere di artigiana appassionata, lei vi risponderà senza dubbio alcuno né preamboli di distrazione: “Queste!” riferendosi con fierezza alle mani, ai loro palmi e dita laboriose, che nel frattempo mette in mostra spalancandole accanto agli occhi che brillano. In una parola c’è tutto quel che bisogna sapere: sono le mani lo strumento fondamentale di un’artigiana. Sono le mani che apprendono il cosiddetto know-how, il complesso di saggezza tecnica e materiale, e che lo migliorano con la pratica costante, faticosa, interminabile e instancabile, tradizionale e innovativa, per questo assai preziosa. Poi sì, c’è anche l’oggetto vero e proprio che racchiude in sé tutta la storia e il valore del brand V.Bell Bag: si chiama Nadia Bag, ed è una borsa a secchiello nata nel 2013, più precisamente nata dai tentativi di sperimentazione mirati ad ampliare e strutturare una vera collezione. Sulla collezione intera e l’avvio del brand torneremo fra poco, intanto dedichiamo la concentrazione al secchiello da cui il percorso consapevole di Valentina ha preso avvio. Come tutte le intuizioni, anche questa nasce nella semplicità quasi disarmante: la Nadia Bag spunta quando Valentina piega gli angoli di una clutch verso il basso, dando vita ad una forma gradevolissima. Così piacevole che stuzzica ulteriormente la creatività di Valentina, guidandola ad applicarci su i dettagli che contraddistinguono tutte le sue borse: le infilature in fettuccia e quei ciondoli fatti di nappine, anche dette tassel, che oltre a decorare fanno giocare le dita mentre creano un bel movimento d’insieme. Il nome, invece, arriva sorprendente ed estemporaneo: la bimba di Valentina ha appena 2 anni, eppure va spedita sulla borsa, la prende e l’indossa subito. È la prova che la borsa è uno specchio dell’identità senza alcun limite d’età.

Tutto inizia da una giusta cultura: che ancora manca

Non tutti capiscono cosa c’è dietro ad un lavoro artigianale, a volte si hanno degli stereotipi quasi sempre sbagliati

V. Bell Bag è il brand che Valentina ha fondato mettendoci dentro tutta la sua determinazione a creare delle borse che portassero un’impronta che è universale e particolare allo stesso tempo: quella che s’imprime nel momento in cui un oggetto nasce secondo i principi dell’artigianalità. Per farlo come si deve c’è bisogno di formazione, e in questo Valentina ha un curriculum di tutto rispetto, perché mescola il nome blasonato delle maison presso le quali ha lavorato all’umiltà attentissima con la quale ha appreso ogni segreto passaggio del mestiere. A 19 anni era già stagista presso Costume National, dove le si è spalancato il mondo degli accessori: un mondo fino ad allora sconosciuto, dato che il percorso di studio si era concentrato sull’abbigliamento. Seguono anni di lavoro da Beatrice Fontana e da Dolce & Gabbana: “Sono fortunata, perché ho avuto dei grandi maestri all’interno dei team che mi hanno davvero insegnato ogni parte del lavoro, quindi da ogni esperienza lavorativa ho portato a casa un grandissimo bagaglio che mi accompagna ogni giorno nel mio lavoro”.

Per quanta possa essere la ricchezza di valori e di manualità, però, l’Italia stessa sembra non essere mai abbastanza pronta a riconoscere il pregio di manufatti giovani, e dei creatori altrettanto giovani, ma preparati e pronti a metterci tutto il coraggio necessario: “Quando sei un nuovo brand è difficile sopratutto agli inizi. Quando sei un nuovo brand con un’idea diversa dai canoni che il sistema moda detta lo è ancora di più. Creare collezioni di pezzi unici handmade è bellissimo, ma molto difficile a livello di vendite e pubblicità. I laboratori appena sentono la frase “non voglio fare una produzione“ rabbrividiscono, ti guardano storto e ti indicano la porta come sol

uzione, e quindi l’unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche, attrezzarsi e contare letteralmente sulle tue mani.” La soluzione? Iniziare dal modo di pensare, è la visione delle cose che deve cambiare, i comportamenti verranno in seguito da sé: “non si deve pensare che un prodotto handmade e pezzo unico valga meno di un prodotto seriale e fatto su larga scala, anzi. Dietro ad un lavoro come il mio  e come quello di tanti altri designer c’è ricerca, studio, amore e passione per il proprio lavoro, oltre ad una grande professionalità”. La voce scritta di Valentina arriva dritta alle orecchie di chi legge: il lavoro da fare è ancora tanto, parte dall’educazione a riconoscere quel che ci ha sempre reso unici nel mondo, quel mitologico Made in Italy che

no, non risiede solo nelle griffe di lunga storia, ma il cui seme è lì, nelle mani pronte ad imparare e a creare con cognizione. La rivoluzione virtuosa parte dal basso: Valentina porta il suo V.Bell Bag in mostra a mercatini come l’East Market di Milano; sono quei luoghi che l’artigianalità dei cosiddetti Makers la riconosce in tutto il suo valore e la mette a disposizione immediata di un pubblico composto da tantissima gente.

Ogni borsa è un pezzo unico e una storia condivisa

In ogni collezione unisco sempre ai trend di stagione un ricordo, un sentimento, qualcosa che amo, così da raccontare anche un po’ la mia storia

Ora è chiaro, le borse V. Bell Bag di Valentina Bellotti sono veri pezzi unici: prendono forma dallo studio dei trend e dei colori declinato nell’amore per il ciclo virtuoso dell’ecologico e del riciclo, le pelli infatti sono tutte eccellenti scarti di concerie e pelletterie. C’è poi il fare con le mani: sentire la materia e assemblarla seguendo l’ispirazione che ha delle radici ben precise, ovvero la vita quotidiana. Valentina racconta di essere cresciuta in una famiglia tipicamente palermitana, di aver creato la sua famiglia con il compagno originario del Marocco: due paesi impregnati, per questione di cultura e tipicità, del gusto artigianale, che si raffina ulteriormente grazie all’aria modaiola che si respira a Milano, la città dove Valentina è nata e cresciuta, e che tutt’ora è la sua “confort city”.

Il risultato di questa densa alchimia? Sono le borse V.Bell Bag, dove Valentina mette ogni volta un pezzo di cuore e di storia personale, come nell’ultima collezione, intitolata Paltò proprio come il termine usato da sua nonna per riferirsi a questo capo intramontabile che le ha fornito l’ispirazione dei colori. Ma non basta, perché la borsa è un accessorio che deve essere in armonia con chi l’indossa: per questo Valentina mette a disposizione un servizio di Made To Order, ovvero la possibilità di scegliere tra le varie opzioni di modelli e abbinamenti, per creare assieme a lei la propria borsa dei desideri.

Le borse V. Bell Bag le trovate nel website ufficiale

Fashion contributor – Giornalista di moda e consulente, speaker accademica che divulga i nuovi talenti, storyteller di designer e artigiani che proteggono il Made in Italy, di innovatori coraggiosi che lo portano nel mondo.

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